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 25 aprile – Il mito dell'Anzac Day Spirit o Anzac Legend è nato dalle geste eroiche dei soldati australiani e neozelandesi all'alba di quella domenica del 1915, come ci racconta l'editorialista, storico ed analista Gabriele Abbondanza
 
Sydney — Un’ora prima dell’alba, nella domenica del 25 Aprile 1915, gli alleati sferravano il loro attacco all’Impero Ottomano nell’ambito della Prima Guerra Mondiale, dando inizio alla Campagna dei Dardanelli, anche nota come Campagna di Gallipoli.

Le forze dispiegate dall’Impero Britannico, guidate dal Generale William Birdwood, erano prevalentemente composte da truppe ANZAC — Australian and New Zealand Army Corps — dunque da soldati Australiani e Neozelandesi.

Le truppe ottomane, invece, erano capeggiate da Mustafa Kemal, in seguito noto come Atatürk, in qualità di Comandante della 19° Divisione della 5° Armata Ottomana.

La Battaglia di Gallipoli si risolse, otto mesi dopo, con una pesante sconfitta delle forze alleate e con innumerevoli vittime tra gli schieramenti degli Alleati — 8.709 Australiani e 2.721 Neozelandesi, oltre a 34.072 Inglesi, 9.798 Francesi, 1.358 Indiani e 49 soldati provenienti dal Dominio di Terranova arrivati in seguito come rinforzi — e 56.643 morti tra le fila Ottomane.

Nonostante questo, tuttavia, il ricordo degli sforzi dei caduti e dei feriti rappresenta oggi un potente sentimento di unione nei Paesi coinvolti, mentre, in Australia e Nuova Zelanda, la commemorazione di questi eventi simboleggia il ricordo di tutte le persone morte in combattimento, una tra le celebrazioni più importanti e solenni presente nei due Paesi.

A dispetto del fallimento del tentativo di conquistare Costantinopoli e di forzare l’uscita dell’Impero Ottomano dalla Prima Guerra Mondiale, infatti, le azioni dei soldati Australiani e Neozelandesi durante la Campagna di Gallipoli — ed in particolare nello sbarco del 25 Aprile — hanno lasciato una fondamentale eredità nei due Paesi più giovani tra quelli coinvolti.

Il mito del “Anzac Spirit” o “Anzac Legend” è nato proprio in seguito alla diffusione delle loro gesta, favorendo quella che sarebbe poi divenuta una storica comunanza tra Australia e Nuova Zelanda, basata, secondo le idee di allora, su 6 concetti principali: resistenza, coraggio, ingegno, buon umore, semplicità e solidarietà fraterna.

Le odierne celebrazioni hanno inizio 5 giorni dopo il primo sbarco, ovvero il 30 Aprile 1915, quando le prime notizie si diffondevano nelle maggiori città australiane e neozelandesi, risultando in manifestazioni spontanee di solidarietà supportate, poco dopo, da mezza giornata di vacanza. Nel South Australia veniva in seguito creato il primo monumento ai caduti nella Campagna dei Dardanelli, mentre, sempre nel South Australia, una festività lavorativa veniva rinominata “Anzac Day” il 13 Ottobre 1915, dando il la per la creazione della stessa festività a livello nazionale, ufficialmente stabilita il 25 Aprile del 1916.

Le celebrazioni dell’Anzac Day hanno vissuto, negli anni, molti alti e bassi, il cui gradimento tra l’opinione pubblica è dipeso di volta in volta dai diversi sentimenti di quest’ultima nei confronti delle decisioni prese dai governi in tema di politica estera.
L’esempio più lampante è rappresentato dagli anni del coinvolgimento australiano nella Guerra in Vietnam (1962–1972), fortemente osteggiato dalla maggior parte degli Australiani e dei Neozelandesi, in cui, di riflesso, anche le commemorazioni delle azioni militari ANZAC del 1915 sono state celebrate tra molte controversie.

L’Anzac Day ha vissuto una rinascita in entrambi i Paesi solo a partire dalla fine degli anni ’80, ancora una volta a causa del mutato gradimento popolare nei confronti degli impegni dei due Paesi nei contesti internazionali. Oggi, le celebrazioni del 25 Aprile sono festeggiate sia in Australia che in Nuova Zelanda con grandi parate non solo nelle maggiori città, ma anche in gran parte dei centri abitati minori. Migliaia di persone si dividono tra monumenti ai caduti, memoriali, luoghi di culto, musei ed edifici pubblici, tutti rivisitati in chiave commemorativa, mentre ogni anno centinaia di cittadini si recano a Gallipoli, in Turchia, per ricordare le vittime.

Il ricordo della Campagna di Gallipoli, nonostante sia più forte in Australia e Nuova Zelanda, non ha mancato di farsi sentire anche all’interno degli altri Paesi coinvolti, come sottolineato da Mark David Sheftall nel suo libro “Altered Memories of the Great War: Divergent Narratives of Britain, Australia, New Zealand and Canada” (I. B. Tauris, 2010): «Nonostante le celebrazioni dell’Anzac Day in Australia e Nuova Zelanda siano state di gran lunga le meglio organizzate e le più radicate tra le cerimonie commemorative di guerra, all’interno dell’Impero durante i combattimenti, anche i cittadini britannici e quelli degli altri Domini hanno stabilito diverse giornate commemorative riguardanti i combattimenti. In molti casi, tra l’altro, sono state rivisitate feste pre–esistenti dando loro una nuova connotazione».

Le celebrazioni odierne sono tuttavia appesantite da due elementi che si sono presentati in maniera contemporanea: il rischio di attentati terroristici e la condanna a morte di due cittadini australiani in Indonesia.

L’Australia è tornata a pagare lo scotto delle proprie scelte nello scacchiere internazionale, trovandosi ad affrontare una rinnovata ondata di terrorismo che non l’aveva mai coinvolta così da vicino. Per la prima volta dopo molti anni, infatti, il rischio di attentati sul territorio australiano è un problema concreto, come dimostrato dall’attentato della cioccolateria Lindt di Sydney, dai diversi altri tentativi di emulazione e dai molteplici raid antiterrorismo effettuati negli ultimi mesi. Questo rischio è direttamente collegato al crescente impegno del Paese in contesti geopoliticamente distanti dalla propria sfera d’influenza, generalmente individuata nell’Arco di Instabilità e nel Pacifico sud–occidentale.

Il contesto dove l’Australia si è mostrata più attiva è quello tra Iraq e Siria, flagellato dall’avanzata dello Stato Islamico (Islamic State — IS). Il cuore della recente coalizione internazionale è rappresentato da USA, Regno Unito, Francia, Italia, Germania, Danimarca, Polonia, Turchia, Canada e Australia, dove quest’ultima non solo è l’unico Paese non membro della NATO a partecipare, ma è anche il primo della coalizione ad aver inviato truppe di terra.

Proprio questo tipo di impegno militare e logistico in Iraq, unito alla storica collaborazione con Stati Uniti e Regno Unito nel contesto mediorientale, è alla base della nuova ondata di terrorismo che coinvolge l’Australia, una condizione che la Nuova Zelanda è riuscita ad evitare, soprattutto grazie all’approccio marcatamente meno interventista rispetto all’Australia.

Il secondo evento che ha negativamente influenzato le celebrazioni di quest’anno è rappresentato dall’esecuzione — avvenuta nella giornata di ieri, 28 Aprile — di Andrew Chan e Myuran Sukumaran — spacciatori di droga australiani incarcerati in Indonesia dal 2006 — e di quattro Nigeriani (Martin Anderson, Okwudili Oyatanze, Jamiu Owolabi Abashin e Silvester Obiekwe Nwolise), un Brasiliano (Rodrigo Gularte) ed un Indonesiano (Zainal Abidin). Il Primo Ministro australiano Tony Abbott ha dichiarato a tal proposito: «Quanto accaduto è deplorevole, non possiamo andare avanti come se nulla fosse. Per questo motivo, una volta che si saranno concluse le cerimonie funebri per Chan e Sukumaran, il nostro ambasciatore verrà richiamato per consultazioni. Voglio sottolineare quanto sia importante il rapporto tra Australia ed Indonesia, ma anche quanto questo sia stato danneggiato da quello che è successo nelle ultime ore. E’ decisamente inusuale — a dire il vero non era mai accaduto — che un ambasciatore venisse richiamato a causa di una motivazione come questa, quindi non voglio minimizzare in alcun modo quanto abbiamo deciso di fare». L’Australia ha dunque richiamato il proprio ambasciatore in Indonesia, ma ha anche deciso di sospendere a tempo indeterminato le consultazioni ministeriali tra i due Paesi, importanti sia a livello politico che a livello commerciale, mentre sono diverse le misure che Canberra può ancora implementare per mostrare il proprio disappunto verso Jakarta.

Celebrazioni speciali per una delle festività più sentite sia in Australia che in Nuova Zelanda, dunque, ma anche tristezza, risentimento e riflessioni serie da parte australiana.

In fondo, un centenario racconta tante storie, non tutte a lieto fine.
Gabriele Abbondanza
Author, Geopolitical Analyst
Foreign Correspondent – L'Indro
Sydney (NSW) – Australia
– Indro– Quotidiano digitale : http://www.lindro.it/
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