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 SVISTA PER VISTO CON CONSEGUENZE PESANTI
 
E' SUCCESSO A MELBOURNE DOVE I PROTAGONISTI DI QUESTA STORIA HANNO CELEBRATO LE NOZZE CON CONFETTI MOLTO AMARI.

Una vicenda recente, l'americana Alaina di 43 anni adesso sposata ad un pittore, Martin Gubecka di 42 anni a Melbourne.
Alaina e Martin hanno avuto i giorni successivi al matrimonio tutt'altro che felici. Alaina ha seriamente rischiato di essere deportata e dover restare per tre anni fuori dell'Australia per prolungato soggiorno senza permesso.

I due si erano conosciuti tramite internet e Alaina madre di tre figli e anche già nonna, era arrivata in Australia dagli USA, quattro anni fa per incontrarsi con lui, Martin Gubecka.

Decisero di sposarsi ma il progetto fu accantonato a causa di una malattia in famiglia che costringeva Alaina a fare ritorno in America.

Nel marzo del 2006 e' tornata a Melbourne con un visto turistico di sei mesi almeno cosi' le aveva detto l'agente di viaggio consegnandole il biglietto aereo.

Sposatasi con Martin Gubecka si presentava all'ufficio immigrazione di Melbourne per chiedere che il visto turistico le fosse cambiato in quello permanente essendo ormai coniugata a cittadino australiano.

Nel prendere in consegna il passaporto per la pratica di cambiamento visto le dissero che doveva passare una visita medica e presentare certificati di buona condotta, nessuna osservazione sul visto in cui era in possesso.

Svista ? forse no, quelli dell'immigrazione hanno in pratica evitato contestazioni a caldo riservandosi invece di mandarle a casa la diffida per avere ecceduto il periodo di soggiorno e l'ordine di lasciare subito il paese pena la deportazione. In effetti il suo passaporto aveva un visto di tre mesi e non sei mesi come credeva lei.

Un malinteso a causa della lingua era da escludersi perche' Alaina è anche lei di lingua inglese essendo americana.

Alaina è caduta dalle nuvole giurando e spergiurando che il visto con il quale era entrata in Australia per sposarsi lo aveva avuto tramite l'agente di viaggio per una durata di sei mesi e non di tre come adesso le divano quelli dell'immigrazione. E poi imprecando perchè all'ufficio immigrazione non glielo avevano detto subito che era fuori tempo, prendendo il passaporto e la sua domanda di cambiamento di visto e lasciandola andare fiduciosa nella sistemazione della pratica.

Con la minaccia di deportazione sul capo Alaina faceva ricorso subito al Migration Review Tribunal dal quale risultava che l'agente di viaggio aveva fatto un errore dicendole che aveva un visto turistico di sei mesi, invece dei tre. Il Tribunale le concedeva un breve termine di tempo per appellarsi direttamente al Ministro dell'Immigrazione o lasciare immediatamente l'Australia.

Un pasticcio perche' intanto la domanda per visto da sposa non poteva essere presa in considerazione. Doveva sistemare se ci riusciva la sua posizione in Australia che era adesso quella di clandestina.

A questo punto la situazione era ingarbugliata al massimo. Da un lato l'ufficio immigrazione contestava che il visto da sposa non era stato richiesto entro i tre mesi di validita' del visto turistico e, l'interessata invece protestava che era stata indotta ad errore dall'agente di viaggi e che l'ufficio immigrazione non le aveva dato un appoggio per districarsi da quell'intoppo e l'aveva demandata al Migration Review Tribunal il quale a sua volta non aveva preso alcuna decisione tranne quella di darle un po' di giorni di tempo per fare appello al Ministro.

A questo punto i coniugi Gubecka facevano quello che sin dal primo momento avrebbero dovuto fare in una circostanza che sembra semplice ma non lo e' mai quando si tratta di leggi e regolamenti, affidarsi alla consulenza ed assistenza di un agente di immigrazione. Un agente di immigrazione che conosce tutte le farraginose procedure burocratiche.

Si sarebbero risparmiati angustie a non finire, spese legali ed il rischio per la sposa di essere deportata.

L'agente di immigrazione che ha accettato di patrocinare "in extremis" il caso dei coniugi Giubecka ha dovuto faticare molto per rimettere in piedi tutta la vicenda e fare appello alle competenti autorità perchè risolvessero la questione dei coniugi Gubecka alla luce di fatti che in buona fede li avevano coinvolti in un dedalo burocratico che era sfuggito il controllo.

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